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Il sorprendente è di luogo ormai comune e ciò che di comune ambito è già diffuso. Di scienze passate blateriamo e di tecnologie incivili...

martedì 19 novembre 2013

La strada

La casa dove abito è abbarbicata su di una collinetta alla periferia di Roma e ci si arriva dall’arteria principale, una delle tante strade di epoca romana che dal centro ti porta fino al mare.
Quando ero piccola, a volte capitava che mio fratello prendesse l’Ape cinquanta di famiglia, caricandoci sopra me insieme ad una festante
combriccola di ragazzini di tutte le età, chi con il costume e chi in mutande. Così appesi ai tubolari del veicolo si gridava come forsennati per tutto il viaggio la canzone di Gabriella Ferri “Tutti ar mare, tutti ar mare, a mostrà le chiappe chiare!” mentre arrivava scoppiettando indomita, sulle foci del Tevere.
Oggi se dovesse capitare una cosa simile l'unica cosa che ti verrebbe in mente da dire è: “Guarda quelli sono zingari” e potresti pensare anche che un bel colera potrebbe pigliarli come niente fosse, ma questa è un’altra storia.
Tornando a dove abito, se sei sulla strada principale e ti sei immesso in una stradina senza uscita quasi invisibile e ti capita di alzare lo sguardo, ad appena cento metri più avanti ecco apparirti davanti una casa a ringhiera di tre piani dall’aspetto elegante, beh ecco quella è casa mia.
Quando dico invisibile intendo un problema, perchè anche se sei un assiduo frequentatore del posto e il tuo obbiettivo è la stradina senza uscita e magari hai pure fretta e stai viaggiando sulla principale alla bellezza di "cinquanta" chilometri all’ora, rischi di prendere quella prima, oppure di saltarla e passare a quella successiva.
Se poi sei concentrato, cosa che devi fare assolutamente quando sei in macchina, e vai a passo d’uomo per non perderla di vista, rischi lo stesso, poichè metti a repentaglio la tua reputazione di donnina perbene, prendendoti una montagna di insulti dagli automobilisti che quella strada, la principale, la percorrono tutti i giorni a centoventi chilometri orari e quindi hanno tutto il diritto di farlo (ma manco per sogno).
A Roma non è una novità trovare strade piene di buche condite con voragini e breccole, si dice che le ditte appaltatrici che le asfaltano, si assicurino ogni volta il lavoro per l’anno dopo, immettendo ad ogni passaggio strati scadenti di asfalto, il cosiddetto “grezzo” che a noi romani ormai non ci fa più nè caldo nè freddo e tiriamo a campare.
Però questo non è nemmeno il caso della stradina invisibile, che ha si, le solite buche di qualche metro di diametro e profondità di oltre trenta centimetri sotto il livello del mare, ma anche la sfortuna di avere i proprietari delle case confinanti, che litigano con chi deve, chi no, quanto e come, pagare per il lavoro di rifacimento senza concludere un bel niente, quindi ogni anno dopo l’inverno, le buche aumentano di larghezza e di profondità.
Dunque ritornando alla stradina, se sei concentrato e riesci a svoltare in tempo, pensi che stavolta ce l’hai fatta e hai quell’attimo di euforia ottimistica che ti passa, appena ti trovi davanti una sfilza di macchine posteggiate lungo un fianco, che diventa poi un muro insormontabile se un’altra macchina che viene dalla parte opposta vuole immettersi sulla strada principale e viceversa. Manovre su manovre marcia indietro “Vieni avanti, no vai tu, va bene, si grazie”. Insomma per farla breve esci la mattina o torni la sera e in quella stradina è sempre un’odissea.
Tuttavia il vero problema non sono le buche, i proprietari o le macchine posteggiate, come al solito dopo un po' a queste situazioni noi che abitiamo lì ormai non ci facciamo più caso, ma il vero grattacapo sono i gatti.
Nemmeno tutti i gatti, solo un tipo in particolare, i gatti neri.
Ma andiamo per ordine, io una colonia così non l’avevo mai vista, forse solo a Trastevere molti anni fa e come si sa, Roma è sempre stata famosa per i suoi gatti, non scordiamoci  che c’erano le cosiddette “gattare”dei Fori Imperiali che ne nutrivano a centinaia, dove potevi anche andare e fare un offerta e aiutare a mantenerli.
Oggi, un'altra razza di "gattara" si fa per dire, è arrivata in periferia e soprattutto nella mia via e sono sicura che è ignara del problema che sta causando.  Non c'è nulla di male per carità, poichè sono convinta, che tutti noi ormai abbiamo superato la soglia dell'ignoranza ottusa sugli animali, come creature inferiori e quindi l'essere umano li rispetta, consapevole di trattare comunque con esseri viventi e forse non solo.
Purtroppo però per qualcuno non è ancora così, poichè non ha fatto i conti con la propria superstizione.
Infatti tempo fa una nuova generazione di gatti neri ha monopolizzato i muretti e i balconi della stradina.
Belli e aggraziati, con gli occhi gialli e quel nero lucido al sole, quanto espressivi e coinvolgenti nella tenebrosa oscurità della notte.
Ebbene, se prima si passava a singhiozzo, adesso ci sono dei veri e propri blocchi di ore. (si fa per dire)
Se uno di loro sfortunatamente attraversa la stradina, proprio durante il passaggio del credulone di turno, quello che ti tocca vedere ha dell'incredibile. La frenata è brusca e tu che stai dietro ti domandi, non senza aver per prima cosa esclamato qualcosa di pesante, cosa sta accadendo. Poi capisci, sospiri e se lui ha accostato passi prima, ma se lui nella sua automobilina non ne ha la possibilità, ti fa cenno e tu devi fare marcia indietro per ritornare da dove sei partito.
Inutile dire che se capita più di un credulone, lì è proprio finita.

Per farla breve, uno di quei superstiziosi vigliacchi incalliti, proprio l'ultimo giorno dell'anno ha messo nella mia cassetta delle lettere numero tredici, che purtroppo sta in fondo alla strada all'esterno dell'androne condominiale, un candelotto di dinamite.
Eh si doveva per forza essere dinamite, visto che è rimasto solo il buco nel muro.

Dovrò avvisare l'amministratore, di cambiare il mio numero in:  "Sono jellata NON perchè ho il numero tredici, ma perchè qualcuno ci crede"


foto: Taki, il mio gatto (ciao Taki ovunque tu sia mi manchi)