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sabato 23 novembre 2013

Una notte (parte 1)

Era tanto tempo che ci pensavo, forse da quando avevo imparato a leggere. Fare un viaggio nel tempo, alla ricerca delle verità perdute, quelle che avrebbero potuto cambiare il corso della nostra realtà attuale. 
Se la storia, come si dice da sempre, la scrivevano i vincitori, allora io avrei voluto scrivere quella dei vinti. Una specie di sogno irrealizzabile, in fondo tutti noi ne abbiamo uno, e a volte anche più di uno. 


Era frustrante la consapevolezza dell’impossibilità di non poter realizzare, ma una piccola folle fiammella di speranza rimaneva sempre accesa e spesso lei, mi faceva volare sulle ali del tempo. A volte però, ma solo a volte, dicevo tra me e me, che forse sarebbe stato meglio, starsene nel proprio tempo ed ignorare. Perchè se ci pensavi bene, era sempre la solita solfa, tutti quelli che avevano avuto la peggio molto spesso  avrebbero meritato di vincere. La mia opinione era che il male vincesse sempre, anche quando appariva annientato, era acclarato, lui sarebbe rinato più forte dagli allori del trionfatore e questa è storia.
Poi una notte come tante altre notti, nella quale dormi come un sasso e nulla ti potrebbe svegliare, se non un muro che ti cade addosso, e che se non ti ammazza ti risveglia in ospedale, mi accorsi di non stare più nel mio letto. Ossia ci stavo con il corpo, ma non con la mente, invece no, non ci stavo, altrimenti sarebbe stato un sogno.
Catapultato in-non-so quale portale planetario, viaggiavo  felice ad una velocità pazzesca, dico così poichè non distinguevo i colori intorno a me, ma solo striature chiaro scuro e uno stretto tunnel senza fine. Poi però quando arrivò la certezza, che qualcuno poteva aver captato i miei pensieri, adoperandosi a far sì che il mio desiderio si avverasse, cosa per altro che mi accade spesso, non è che saltassi di gioia come si potrebbe credere, anzi. Un terrore atavico si impossessarsi del mio raziocinio, annullandomi letteralmente la goduria di quel viaggio fantastico. Insomma quello si che era un giro a sorpresa da godere bellamente in panciolle, senza valige, scali o fermate, ne sorta di mezzo di trasporto.  
Nemmeno per sogno, appunto per stare in tema, come dicevo prima, la razionalità se ne andò a farsi fottere.
E cominciai a pensare a cosa a mi sarebbe accaduto alla fine del viaggio. E se quella era la velocità della luce con che cosa o come mi sarei potuto fermare? E se l’entità extraterrestre, poichè solo di entità extraterrestre si poteva parlare, visto che nessuno nel mio mondo avrebbe potuto prendermi e scaraventarmi nello spazio/temporale, non ha capito esattamente, quello che davvero desideravo? Per farla breve, e se invece di farmi stare a guardare gli eventi, cosa alquanto piacevole per la mia insita pavidità, mi ci scaraventava dentro con tutte le mutande?

Un racconto di Limpha nefer

...continua

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