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I dispensatori del nulla

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domenica 19 gennaio 2014

Uno solo (parte 1)





Niente miti o dei non voglio averne, poichè il fato distrugge ogni cosa anche il buono, perfino lì dove ci fu l’inizio, dove tutto era giusto, dove vivere non era sopravvivere, lì nel giardino dell’eden.
Il fato dolce parola, essa ci appare così innocente e candida, dal suono soave se si pronuncia. E a guardarle poi quelle quattro lettere, che apparentemente sembrano così somiglianti ai ricordi d’infanzia, a quando nei racconti crudeli di uomini e animali, comparivano loro le fate, entità magiche che ci sorprendevano a cacciar via il male.
Ma il fato è inesorabile, lo fu anche nel mitico Egitto, quando in un periodo di grande equilibrio molto lontano e raro nei nostri giorni, quando sul lungo fiume, da millenni imperversavano dei e dee dalle mille facce e dai molteplici benefici e dove ogni cosa proseguiva immortale.
Tutto fluiva come sempre anche nel regno del re-dio, con molti dei con i quali dover fare i conti tutti i giorni. Sacerdoti sempre più smaniosi di potere e nemici sempre alle porte, desiderosi dei favolosi territori e tesori di quell'impero.
L'origine di questa storia, ebbe inizio più di tremila anni fa, con l’Egitto potente macchina da guerra, temuta e rispettata da tutti i popoli.
Nulla di male dunque, se non fosse che il fato volle far nascere, il padre* di colui che più tardi, avrebbe fatto parlare di sè per la sua breve storia di salvatore del regno, fino ad arrivare ai nostri giorni, immutato dai secoli nella sua dimora eterna, con i suoi tesori di inestimabile valore e bellezza, a sbalordire tutti. Lui fu chiamato ai suoi tempi il "restauratore", oggi noi lo chiamiamo il faraone bambino.*
Non è di lui che voglio parlare, ne abbiamo già sentite a bizzeffe, ma di suo padre.* Secondogenito di un grande re-dio,* andato al potere per colpa di quel dannato fato, che volle suo fratello* morto prematuramente.
Proprio lui, il secondogenito il padre del "faraone bambino," lui che non fu chiamato ai suoi tempi, anzi alla sua morte il suo nome fu bandito, insieme alle sue gesta, e la sua stessa presenza sparì dagli annali dell’epoca nonchè, cancellate sistematicamente ogni prova della sua esistenza.
Oggi noi impropriamente lo chiamiamo l’eretico. ERETICO? Con quale diritto dico io? Ho già un odio profondo per tutto quello che riguarda l’inquisizione e caccia alle streghe, immaginiamoci a dare del blasfemo, a un re di cui nemmeno la storia ne sa così tanto.
Ebbene posso provare che non è così, e cercare di essere il meno coinvolta possibile, e non mostrare tutta la mia indolenza per i fatti e le deduzioni non approfondite degli storici, che come al solito potrebbero esporsi molto di più, ma che per ignoti motivi non lo fanno.
Ma andiamo per ordine.
Il principe secondogenito, per volere del ormai famoso fato andò al potere e fu coreggente per un periodo, con il suo vecchio re padre,* che tra l'altro amò molto, tanto è vero che lo venerò prima e dopo la sua morte.
Tuttavia in quel tempo avvenne uno strano episodio, il principe ereditario coreggente, aveva dovuto emigrare dalla città reale, per dissapori con il suo clero.
Immaginate un principe, che lascia la sua casa per interferenze con il più potente ordine religioso dell'epoca, e questo è provato, da uno scritto* di suo pugno, (si fa per dire, da uno scriba) arrivato miracolosamente fino a noi intatto, quanto ci fa capire la potenza e la capacità del clero.
Se ne andò costeggiando lungo il sacro fiume, nell'alto Egitto, portandosi con sè moglie e figli e i suoi servi più fedeli. In un luogo neutro, dove il deserto aveva il controllo delle terre, dove il dominio dei preti non era ancora arrivato, dove poter essere libero di essere.
Lì edificò, con il benestare del padre e della madre, una nuova e mitica città* da lui stesso ideata e voluta. Una città fantastica, poichè nei dipinti delle tombe arrivate fino a noi, e dagli scavi ancora non conclusi, risulta essere stata una delle meraviglie dell’epoca, e anche dei nostri giorni.
Alla morte del padre, ossia quando il principe secondogenito diventò re, ripudiò il suo nome, che aveva in sè quell'odiato ordine sacerdotale.
Quel clero che si era trasformato nel tempo in una potente e invadente minaccia, così tanto autorevole da maneggiare il suo vecchio padre in tutto e per tutto, venne scacciato.
Riformò un nuovo e più semplice culto, che in realtà era già esistente ma poco convenzionale, basato invece che dal potere di mille chiese e dei suoi milioni di adepti, mangiatori di pane e tradimenti, in una sola idea che aveva attinenza con quell'astro dorato lassù nel cielo immenso.
Quel disco solare che agli antichi appariva così tanto importante e unico, da sembrare esso stesso il creatore del mondo. Convertì i sacerdoti che vollero farlo e anche quelli che lo fecero per interesse. Fu li lo sbaglio? Forse si, poichè essi dovettero perdere ogni potere, e proprio per questo che quell’idea vacillò diciotto anni dopo. La slealtà dei vecchi e ancora potenti uomini religiosi, che non si adeguarono mai al nuovo pensiero, tramarono vilmente nell'ombra.
Io credo che avesse tutto il diritto di fare del suo regno, una sola casa per un solo dio, visto come stavano le cose. Infatti questo re e le prove lo dimostrano, fu colui che per primo venerò l'Unico come espressione di tanti.*
continua...

*(Tomba del visir ramose)...per la vita di mio padre Ra le parole dei sacerdoti sono più maligne delle cose che udii da loro nel 4° anno del mio regno, le più perfide delle parole che intesero mio padre e il padre di mio padre...) (Franco Cimmino Akhenaton e Nefertiti)


*Il re bambino, Tutankhamon
*suo padre Amenophis IV (Akhenaton)
* Thutmose, fratello maggioredi Akhenaton
*la città splendente, Akhetaton
*il padre di Amenophis VI, Amenophis III
*Aton*


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