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martedì 25 marzo 2014

Il ritorno del pianeta X





C'era una volta in un giorno stabilito di una notte d'estate, un cielo rifulgente di stelle cadenti.
Sdraiati sulla distesa d’erba vellutata di montagna, i quattro ragazzini ammiravano il prodigio incantati.
Tutto si svolgeva in un esuberante e abituale stato di scanzonata gioventù. Talora dal quel vociare, ne scaturiva una disputa, senza vincitori nè vinti sul quale fosse la più grande o la più luminosa, oppure su chi l’avesse vista per primo.


Toccando a volte vette fantastiche, discutevano animatamente, immaginandosi di sfrecciare insieme a quelle stelle, attraversando alla velocità supersonica tutto il firmamento.


Si erano riuniti lì proprio per quell’eccezionale evento, su di uno spiazzo verde accanto alla casa natale del nonno di uno di loro, ed era da ormai sei anni che lo facevano, quasi fosse una sorta di promessa sottintesa.
Così tra uno scherzo e una risata, non facevano caso nemmeno ai gufi e i grilli che coprivano con i loro versi i rari silenzi e nemmeno agli altri insetti che passeggiavano tranquillamente sui loro corpi, tanto erano presi da quello spettacolo.
Eppure quell'anno le Perseidi sembravano diverse. Cadevano giù senza mai smorzare il loro fulgore e certe volte scendevano talmente vicine alla loro postazione, da fargli spalancare gli occhi e alzare la voce in un lungo; “oohh!” galvanizzandoli ancora di più.
Passò così molto tempo, fino a quando proprio nel mezzo della solita schermaglia, notarono che dal basso stava per iniziare un altro fenomeno; centinaia di luci seguite da scie sfavillanti, si innalzavano da terra. Ebbero l'impressione che fossero le stesse stelle che per qualche ignoto motivo riprendevano la volta stellata, proprio da dove poco prima erano apparse e mentre si allontanavano affievolivano il loro fulgore, fino a scomparire nelle profondità del firmamento.
Tutti quegli insoliti accadimenti però, ai quattro adolescenti non procuravano alcun timore, forse uno stato di trepidante aspettativa, poichè quello a cui stavano assistendo appariva ai loro occhi come un naturale preludio da tempo presagito.
Poi un bagliore accecante seguito da un buio intenso, coprì la visuale del cielo, come se un bolide di enormi dimensione avesse attraversato lo spazio davanti a loro, niente più stelle, nè più luce, solo un manto nero tutt'intorno.
Ammutolirono, respirando in leggero affanno a quella irreale oscurità, che unita ad un continuo ronzio inondò per qualche minuto le loro orecchie, poi il silenzio riempì pian piano tutta la radura.
Non seppero mai quanto tempo passò tra quell'apparente vuoto buio e quei bagliori impressionanti, ma in quegli istanti credettero di galleggiare, proprio come quegli astronauti che nei loro sogni ad occhi aperti, viaggiavano oltre il cielo, fluttuando nel nulla.
Si sorpresero quando constatarono che non sarebbero serviti occhi per intuire cosa stava accadendo, ma che le sensazioni che passavano dalla coscienza erano dovuti allo quello dell'eterno infinito e si stava insinuando fin dentro i loro corpi.
Poi ci fu un'impulso che li rapì. Sembrava provenisse dalle profondità dell'universo, come un generatore cosmico che cominciò pian piano ad avvolgerli, adattandosi e insinuandosi nelle loro menti.
In quegli attimi ci fu un capovolgimento improvviso di visuale. Catapultati attraverso portali bui e profondi furono sospinti a velocità mirabolante all'interno di un tunnel dimensionale. Nei loro occhi i lampi di luci e ombre si alternavano e mentre i loro corpi si tramutavano in fasci di energia pura, non ci fu nessuna sofferenza nè dolore a quel cambiamento, bensì
la sensazione che quello era l'unico modo per viaggiare liberi e incolumi all'interno del tunnel siderale.
Fu in quegli istanti che loro stessi credettero di essere viaggiatori galattici, proprio come quei corpi celesti che tanto l'avevano attratti. Carpiti da una pace interiore, erano coscienti di spostarsi, ma anche che nulla di minaccioso li avrebbe mai assaliti in quel viaggio galattico.
La coscienza oramai era la ragione, eppure i pensieri razionali, facevano ancora parte della loro essenza, non erano svaniti, si erano soltanto attutiti, ma quell'insieme armonico stava separando il corpo dalla mente, assumendone il controllo.
Consapevoli l'uno dell'altro i ragazzini si sentirono legati da un indefinibile congiunzione dell'inconscio e nonostante non si vedessero si rendevano conto di fare la stessa esperienza.


Gli antichi timori e le paure dovute alle effimere sensazioni umane, ora diventavano ricordi da mantenere come un bagaglio di conoscenza.
Fu così che in quella nuova luce lo riconobbero, comprendendo quella che doveva essere la loro missione. Percepirono nei sensi il suo nucleo e si immersero puri nella sua genesi.
Solo allora furono capaci di incontrare con lo sguardo incorrotto la sua possenza e l'immensità della sua perfezione. Era lì e senza vederlo lo riconoscevano e man mano che gli si avvicinavano maturavano il loro pensiero. Riattivarono istintivamente il legame antico avendo la certezza di tornare nella la loro giusta dimensione. Quelle nuove capacità di comunicare con lui vennero assorbite naturalmente, e lui le ascoltò.
Quello a cui erano ritornati, era il nido protettivo che avevano perso nella notte dei tempi, il padre e la madre del genere umano che li aveva concepiti e dati poi in adozione.
Esso li aveva abbandonati immaturi e ora stava tornando a riprenderseli per non lasciarli andare mai più.
L'esperienza della vita terrena era stata d'insegnamento per arrivare puri fino a quel momento. Un compito naturale che tutta la loro specie doveva affrontare e che adesso poteva dirsi terminato.
Vivere nel sistema Terra per la loro genie altrimenti ribelle aveva dato la scintilla a quel grande cambiamento che sentivano nascere pian piano dentro di loro.
Rendersi conto che tutte le migliaia di vite passate non erano che prove e assiomi da scalare fu come una liberazione.
Ora potevano assumere la loro vera fisionomia e raggiungere la perfezione, adesso era arrivato il tempo.
Erano felici, sapevano che molti come loro si stavano congiungendo e molti altri si sarebbero aggiunti.
Ma lui se ne sarebbe andato di nuovo e chi non fosse stato in grado di comprendere e riconoscere, avrebbe dovuto aspettare molto, molto tempo ancora.


LN

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