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farfalla

lunedì 25 novembre 2013

Una notte (parte 2)



Così tremavo, già non mi era mai capitato di tremare dalla paura e se lo chiedi in giro, ci pensano un attimo e ti dicono che è solo un modo di dire, che al limite puoi tremare di freddo.
Ebbene io stavo proprio tremando di paura, accidenti a me e accidenti anche a l’extraterrestre, che se mi avesse avvertito prima, mi sarei anche potuto preparare, ma che, sarei morto prima che venisse a prendermi.

sabato 23 novembre 2013

Una notte (parte 1)

Era tanto tempo che ci pensavo, forse da quando avevo imparato a leggere. Fare un viaggio nel tempo, alla ricerca delle verità perdute, quelle che avrebbero potuto cambiare il corso della nostra realtà attuale. 
Se la storia, come si dice da sempre, la scrivevano i vincitori, allora io avrei voluto scrivere quella dei vinti. Una specie di sogno irrealizzabile, in fondo tutti noi ne abbiamo uno, e a volte anche più di uno. 

martedì 19 novembre 2013

La strada

La casa dove abito è abbarbicata su di una collinetta alla periferia di Roma e ci si arriva dall’arteria principale, una delle tante strade di epoca romana che dal centro ti porta fino al mare.
Quando ero piccola, a volte capitava che mio fratello prendesse l’Ape cinquanta di famiglia, caricandoci sopra me insieme ad una festante
combriccola di ragazzini di tutte le età, chi con il costume e chi in mutande. Così appesi ai tubolari del veicolo si gridava come forsennati per tutto il viaggio la canzone di Gabriella Ferri “Tutti ar mare, tutti ar mare, a mostrà le chiappe chiare!” mentre arrivava scoppiettando indomita, sulle foci del Tevere.
Oggi se dovesse capitare una cosa simile l'unica cosa che ti verrebbe in mente da dire è: “Guarda quelli sono zingari” e potresti pensare anche che un bel colera potrebbe pigliarli come niente fosse, ma questa è un’altra storia.
Tornando a dove abito, se sei sulla strada principale e ti sei immesso in una stradina senza uscita quasi invisibile e ti capita di alzare lo sguardo, ad appena cento metri più avanti ecco apparirti davanti una casa a ringhiera di tre piani dall’aspetto elegante, beh ecco quella è casa mia.
Quando dico invisibile intendo un problema, perchè anche se sei un assiduo frequentatore del posto e il tuo obbiettivo è la stradina senza uscita e magari hai pure fretta e stai viaggiando sulla principale alla bellezza di "cinquanta" chilometri all’ora, rischi di prendere quella prima, oppure di saltarla e passare a quella successiva.
Se poi sei concentrato, cosa che devi fare assolutamente quando sei in macchina, e vai a passo d’uomo per non perderla di vista, rischi lo stesso, poichè metti a repentaglio la tua reputazione di donnina perbene, prendendoti una montagna di insulti dagli automobilisti che quella strada, la principale, la percorrono tutti i giorni a centoventi chilometri orari e quindi hanno tutto il diritto di farlo (ma manco per sogno).
A Roma non è una novità trovare strade piene di buche condite con voragini e breccole, si dice che le ditte appaltatrici che le asfaltano, si assicurino ogni volta il lavoro per l’anno dopo, immettendo ad ogni passaggio strati scadenti di asfalto, il cosiddetto “grezzo” che a noi romani ormai non ci fa più nè caldo nè freddo e tiriamo a campare.
Però questo non è nemmeno il caso della stradina invisibile, che ha si, le solite buche di qualche metro di diametro e profondità di oltre trenta centimetri sotto il livello del mare, ma anche la sfortuna di avere i proprietari delle case confinanti, che litigano con chi deve, chi no, quanto e come, pagare per il lavoro di rifacimento senza concludere un bel niente, quindi ogni anno dopo l’inverno, le buche aumentano di larghezza e di profondità.
Dunque ritornando alla stradina, se sei concentrato e riesci a svoltare in tempo, pensi che stavolta ce l’hai fatta e hai quell’attimo di euforia ottimistica che ti passa, appena ti trovi davanti una sfilza di macchine posteggiate lungo un fianco, che diventa poi un muro insormontabile se un’altra macchina che viene dalla parte opposta vuole immettersi sulla strada principale e viceversa. Manovre su manovre marcia indietro “Vieni avanti, no vai tu, va bene, si grazie”. Insomma per farla breve esci la mattina o torni la sera e in quella stradina è sempre un’odissea.
Tuttavia il vero problema non sono le buche, i proprietari o le macchine posteggiate, come al solito dopo un po' a queste situazioni noi che abitiamo lì ormai non ci facciamo più caso, ma il vero grattacapo sono i gatti.
Nemmeno tutti i gatti, solo un tipo in particolare, i gatti neri.
Ma andiamo per ordine, io una colonia così non l’avevo mai vista, forse solo a Trastevere molti anni fa e come si sa, Roma è sempre stata famosa per i suoi gatti, non scordiamoci  che c’erano le cosiddette “gattare”dei Fori Imperiali che ne nutrivano a centinaia, dove potevi anche andare e fare un offerta e aiutare a mantenerli.
Oggi, un'altra razza di "gattara" si fa per dire, è arrivata in periferia e soprattutto nella mia via e sono sicura che è ignara del problema che sta causando.  Non c'è nulla di male per carità, poichè sono convinta, che tutti noi ormai abbiamo superato la soglia dell'ignoranza ottusa sugli animali, come creature inferiori e quindi l'essere umano li rispetta, consapevole di trattare comunque con esseri viventi e forse non solo.
Purtroppo però per qualcuno non è ancora così, poichè non ha fatto i conti con la propria superstizione.
Infatti tempo fa una nuova generazione di gatti neri ha monopolizzato i muretti e i balconi della stradina.
Belli e aggraziati, con gli occhi gialli e quel nero lucido al sole, quanto espressivi e coinvolgenti nella tenebrosa oscurità della notte.
Ebbene, se prima si passava a singhiozzo, adesso ci sono dei veri e propri blocchi di ore. (si fa per dire)
Se uno di loro sfortunatamente attraversa la stradina, proprio durante il passaggio del credulone di turno, quello che ti tocca vedere ha dell'incredibile. La frenata è brusca e tu che stai dietro ti domandi, non senza aver per prima cosa esclamato qualcosa di pesante, cosa sta accadendo. Poi capisci, sospiri e se lui ha accostato passi prima, ma se lui nella sua automobilina non ne ha la possibilità, ti fa cenno e tu devi fare marcia indietro per ritornare da dove sei partito.
Inutile dire che se capita più di un credulone, lì è proprio finita.

Per farla breve, uno di quei superstiziosi vigliacchi incalliti, proprio l'ultimo giorno dell'anno ha messo nella mia cassetta delle lettere numero tredici, che purtroppo sta in fondo alla strada all'esterno dell'androne condominiale, un candelotto di dinamite.
Eh si doveva per forza essere dinamite, visto che è rimasto solo il buco nel muro.

Dovrò avvisare l'amministratore, di cambiare il mio numero in:  "Sono jellata NON perchè ho il numero tredici, ma perchè qualcuno ci crede"


foto: Taki, il mio gatto (ciao Taki ovunque tu sia mi manchi)




mercoledì 14 agosto 2013

Sanguisughe


Quando il nostro sistema di propulsione sarà alimentato da un nuovo propellente in grado di sprigionare energia pulita, mi piacerebbe tanto esserci, amo il mio pianeta e desidererei non vederlo più ridotto così.
Quando ero piccola ho avuto i pidocchi e ci ho sofferto molto. Se mi rimetto nei panni di quella bambina sento il bisogno di stringerla a me per non farle provare mai più quei tristi momenti.

martedì 30 luglio 2013

Il tentativo

 Tutto è nato da questi benedetti vorrei. Se leggo e vorrei scrivere assimilo e vorrei condividere, immagino e vorrei far sognare, mi convinco e vorrei dimostrare. Essi sono tutti i miei limiti. 

Forse per questo non sono un tipo carismatico, uno che incanta come vorrebbe, anzi quando parlo devo essere una noia mortale, a volte cado anche in dialoghi che non avrei mai voluto iniziare.
Nonostante io sappia molto bene come sono fatto, vorrei però avere anche la forza di controllarmi, evitando di assumere con le parole e il tono quell'aspetto saccente che umilia più me dopo, visto che gli altri sono talmente gentili da non dirmelo, ma cambiano discorso appena possono. 
Tuttavia non riesco a farne a meno, me lo dico e ridico ed è più forte di me, ogni volta io puntualmente ci ricado per diventare ancora più petulante che mai.
Provo un fastidio nelle viscere mentre ritorno al ricordo e so che quando lo faccio e solo per farmi del male. Eh si perchè mi metto nei panni del povero malcapitato che tanto educato è stato ad ascoltarmi almeno per un po'. 
Alla fine succede così che nei momenti di dialoghi vaghi di ogni genere io mi accorga di aver parlato e riparlato di argomenti che a me avevano convinto quando li avevo letti, ma che quando dovevo dimostrare la mia stessa certezza di quei fatti ad altri, rovinavo tutto con la mia presunzione di sapere tutto. 
Per questo un giorno arrivai a pensare addirittura di fare qualcosa di proibito che mi facesse essere la persona che avevo sempre sognato.  Così mi dissi:
"Per la miseria adesso mi faccio una cannabis ed esco a fare baldoria, vediamo se riesco almeno così a parlare con naturalezza, senza tutta la mia stupida prosopopea". 
Già, perchè dicono che la cannabis ti rilassa e puoi dare il meglio di te senza freni o pregiudizi o secondi pensieri.
Ci avevo già provato col vino, ingollato a naso chiuso perchè per giunta sono pure astemio, e devo dire che tra risa di tutti e una mia discreta eloquenza, esposta con molta naturalezza, riuscii a far passare certe idee in cui credevo fermamente, da vero professionista. Ma non potevo continuare a mandare giù alcool, mi faceva davvero schifo. Così per molti anni andai avanti con bevute sporadiche e tanta iniquità.
Poi arrivarono questi incredibili anni delle new age marijuana, come cura di tante malattie psichiche e altro, per non parlare che pare sia anche un ottimo carburante, che a me è venuta voglia di provare. Adesso te la mettono su così, ma chissà magari potrebbe anche essere vero.
Mi convinsi non senza una buona dose di scetticismo, che se doveva far bene, ma ti toglieva di mezzo qualche neurone vattelapesca non mi importava, ero arrivato ad un età che non ne avevo più tanto bisogno, anzi meno ce ne erano, meglio avrei potuto affrontare le mie membra deteriorarsi.
Così decisi di coltivarla in casa, comprai i semini sul web e con le relative istruzioni mi misi all'opera. 
La piantai in un bel vaso sul mio assolato balcone, curandola con molta passione e dedizione.
E' inutile dire quello che tutto il mondo sa, e cioè che la cannabis mentre cresce, rilascia un profumo incredibilmente forte e intenso e non ti puoi sbagliare sulla provenienza ne sul tipo di pianta. 
Ebbene io non credevo che arrivasse a sprigionare così tanto odore, per giunta acre e pungente che a me non piace tantissimo, anzi per nulla. Quell'aroma se ne andava in giro per tutto il condominio, senza smettere mai.
Spesso mi capitava di guardare sotto il mio balcone, io abito al primo piano, e vedere i miei vicini che prima di entrare nell'androne di casa, si fermavano a confabulare tra loro e poi ogni tanto buttare un occhio verso l'alto di qua e di là. 
Insomma per farla breve, un giorno, si presenta il mio vicino di casa che dice di sentire un certo strano odore, che partiva dal mio balcone e arrivava fin dentro la sua finestra del bagno. Mi comunica anche che suo figlio gli aveva confermato che quello era l'aroma della cannabis. 
Apriti cielo che potevo dire? Con una faccia scandalizzata gli dissi che non era possibile e che mai avrei potuto coltivare una pianta simile. Ma lui non se ne andava, continuava a fare cenno che voleva vedere.
Così dovetti farlo entrare e fargli constatare con i suoi occhi, sperando che non la riconoscesse o che almeno lei si mimetizzasse così bene tra le altre, da rimanere invisibile.
"Eccola là" esclamò guardandomi, come uno che la sapeva lunga.
"Ma cosa?" dissi io di rimando con gli occhi spalancati. Poi girandomi verso la povera piantina che se ne stava lì, la più alta senza fare male a nessuno.
"Ma che quella?"domandai io incredulo. E lui sempre più risoluto mentre gli si avvicinava:
"Proprio questa, lo sa che è vietato, se vado dalla polizia una bella denuncia non gliela leva nessuno" legiferò guardandomi col ciglio puntiglioso.
"Ma è sicuro?" domandai accostandomi a lei per toccarla dolcemente mentre continuavo a parlare come se fossi caduto dal cielo.
"Guardi che l'ho comprata in un mercatino, non credo che lì si possa vendere la Cannabis" lo informai con un bel tono incredulo
"Senta" disse quasi aggredendomi "Lei non ha capito, la marijuana non si vende proprio da nessuna parte, è una droga. Chi le ha venduto questa" ribadì mentre con un cenno indirizzava con la sua mano la mia piantina.
"Deve essere un tipo da galera. E se come penso io, conosce dove abita, verrà a riprendersela"
Io scossi la testa e con fare instupidito gli dissi:
"Lei ha ragione, ma non fa male a nessuno e tanto carina, e poi io non gli ho mica detto dove abito a quel tipo, quando l'ho comprata"
Il mio vicino a quel punto aveva solo due cose da fare, o chiamare tutto il vicinato e anche la polizia, o lasciarmi perdere tanto uno stupido come me, non l'avrebbe mai usata per nessuno scopo. 
Lo vidi alzare gli occhi al cielo e fare un bel respiro per poi lanciarmi un avvertimento:
"Va bene ma solo per questa volta, appena si seccherà non voglio più sentire quell'odore nel mio bagno" disse perentorio.
"Ma certo, se le dà fastidio non ne comprerò più" confermai sempre mostrandomi un po lento di comprendonio.
Se ne andò girando sui tacchi come un tacchino impettito.
Morale, tutto il vicinato ora sapeva della cannabis, compreso il figlio del tacchino come ormai lo chiamavo io, che aveva avuto la conferma dal padre.
Un giorno venne a bussarmi alla porta, proprio lui il figlio e mi disse di chiamarsi Marco, scusandosi per la stupidaggine che aveva fatto. Io lo rassicurai che andava tutto bene e di non preoccuparsi.
Poi tra una chiacchiera e un'altra, mi fece capire che se volevo potevamo rilassarci e farci un bel giro. Ammiccai a Marco e da lì nacque una bella amicizia. Peccato che sono allergico alla marijuana, quel giorno vomitai anche l'anima, mentre il mio amico Marco sorrideva beato.

FINE




domenica 21 luglio 2013

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La compagnia di bandiera


I miei autori, compagni di mille avventure nei meandri della mente
                                                                                       Isaac Asimov
                                                                        Robert M. Schoch                                         
                     Colin Wilson
   Rand Flem.Ath
                      Zacheria Sitchin
   Marion Zimmer Bradley
                      Messod e Roger Sabbath
   George R.R. Martin
                      Graham Hancock
    Terry Brooks
                       Robert Bauval
    Alan F. Alford
                       Pirandello
   Luciano De Crescenzo
                       Tiziano Terzani
  Cyril Aldred                     
                     Bernard Cornwell
Emilio Salgari
                    Pierre Alexis Ponson du Terrail
Maria Bellonci
                    Franco Cimmino
E molti altri :-)